L’autobiografia di Max Pezzali: “Io ‘sdoganato’ dagli intellettuali pur restando me stesso. So di non essere un fenomeno, ma sono sempre stato onesto”

AFFARITALIANI.IT HA INCONTRATO IL CANTANTE/ In occasione dell’uscita della sua autobiografia (“I Cowboy non mollano mai – La mia storia”, in libreria per Isbn edizioni), abbiamo intervistato Max Pezzali, reduce dal successo dell’album “Max 20”. Il cantante non se la prende se gli facciamo notare che molti fan lo preferivano ai tempi degli 883: “Può anche essere vero che una certa parte di me sia più rappresentata dai brani di quel periodo. Ciò che conta è l’onestà, che per un cantante consiste nel raccontare quello che si è, e non ciò che è opportuno in quel momento”. Come nel caso di Jovanotti, anche in quello di Pezzali con il tempo è cambiato l’atteggiamento nei suoi confronti da parte della critica più impegnata. Ma cosa pensa l’ex 883 dello “sdoganamento” da parte degli intellettuali? “Forse sono un orologio fermo, che due volte al giorno può anche avere ragione… So bene che negli album degli 883 e nel mio percorso artistico da solista non ci sono né capolavori, ma neppure schifezze. Tutto quello che ho fatto è una conseguenza delle esperienze che ho vissuto, ed è un po’ questo il senso dell’autobiografia”. Ma perché invece di pubblicarla con una “major dell’editoria” ha optato per un marchio indipendente? “Senza Isbn questo libro non avrebbe visto la luce. Pubblicarlo con una grande casa editrice mi avrebbe costretto ad accettare dei compromessi e ad enfatizzare certi aspetti”

Max Pezzali è un artista fortunato, e non solo perché ormai da mesi il suo ultimo album, “Max 20″, resiste nei piani altissimi delle classifiche di vendita, ma perché ha dei fan entusiasti, oltre che in gran parte giovanissimi. Pur di ottenere un posto a sedere a pochi passi dal loro cantante preferito, arrivano alla prima presentazione della sua autobiografia  (“I Cowboy non mollano mai – La mia storia”, in uscita per Isbn edizioni) con oltre due ore di anticipo rispetto all’ora d’inizio prevista (“Grazie Max, le tue canzoni mi fanno compagnia da sempre”, gli dice una di loro con un sorriso, ricambiato, di sincera gratitudine). E al termine di un incontro in cui Pezzali mostra doti da simpatico intrattenitore  (andato in scena ieri, mercoledì 9 novembre, in un’affollatissima Libreria Feltrinelli di piazza Piemonte, a Milano), si mettono ordinatamente in fila e per circa un’ora e mezza aspettano con pazienza il proprio turno in attesa dell’autografo (con relativa foto-ricordo) del co-fondatore degli 883, che si definisce “un progressista dentro”, pur con la consapevolezza che la pubblicazione di un’autobografia rappresenti (anche) un cedimento alla “nostalgia”. Prima della presentazione meneghina, Affaritaliani.it ha incontrato un Pezzali visibilmente dimagrito (come ha raccontato a Vanity Fair, il cantante ha perso 23 chili in 5 mesi, dopo essere arrivato a pesarne fino a 106).

SCRIVERE CANZONI AL TEMPO DI FACEBOOK –  Ci interessa capire se per un cantore dell’amore (“Ti sento vivere”, “Sei fantastica”, “Nessun rimpianto”…) e dell’amicizia (“Cumuli”, “Gli anni”…) come lui, al tempo dei social network sia più difficile raccontare certe emozioni. “In effetti nell’era del web forse la nota dolente è rappresentata proprio dalle relazioni interpersonali, messe in difficoltà dall’eccessiva pervasività di Facebook, che inizio a temere duri da un po’ troppi anni ormai…”.

QUELLA PARTE DEI FAN CHE PREFERISCE IL MAX DEGLI ESORDI… – Il cantante non se la prende se gli facciamo notare che molti fan lo preferivano ai tempi degli 883: “E’ legittimo da parte loro pensarlo. Ma ognuno di noi è la somma di vari fattori. Ciò che conta è l’onestà, che per un cantante consiste nel raccontare quello che si è, e non ciò che è opportuno in quel momento. In ogni caso, può anche essere vero che una certa parte di me sia più rappresentata dai brani di quel periodo. Allo stesso tempo, è anche vero che poi si cambia, e con il tempo evolve anche il modo di scrivere canzoni”.

LO “SDOGANAMENTO” – Come Pezzali ricorda ne “I Cowboy non mollano mai – La mia storia”, gli 883 erano accusati di essere “deleteri per i giovani, perché portatori di un mondo senza valori”. Ma un po’ com’è accaduto a Jovanotti, negli ultimi anni l’atteggiamento nei confronti suoi e delle sue canzoni è notevolmente cambiato. In sostanza il cantante di Pavia è  stato “sdoganato” anche dalla critica più intrasigente, e molti “intellettuali” oggi lo considerano un cantore generazionale… Come se lo spiega? “Mi piace usare un’immagine: quella dell’orologio fermo. Probabilmente io sono un orologio fermo che due volte al giorno può anche avere ragione. So bene che negli album degli 883 e nel mio percorso artistico da solista non ci sono né dei capolavori, ma neppure delle schifezze. Tutto quello che ho fatto è una conseguenza delle esperienze che ho vissuto, ed è un po’ questo il senso dell’autobiografia. E’ normale che con il tempo si perda l’approccio ideologico nei confronti di certe canzoni, e penso sia questo il caso degli 883 e del cambiamento dell’atteggiamento da parte di una certa critica nei miei confronti. Nel libro cerco di raccontare come si possa ottenere successo pur non essendo fenomeni. L’importante è restare se stessi, e avere qualcosa da dire”.

LA COMPETENZA MUSICALE – Oltre allo “sdoganamento” degli intellettuali, tra l’altro, circa un anno fa è arrivato anche quello dei nostri musicisti indipendenti. Ci riferiamo  alla compilation “Con due deca”, promossa dal  portale specializzato Rockit, in cui i nuovi cantautori e gruppi rock (tra cui I Cani, Colapesce, Egokid e Dimartino) hanno proposto cover (non sempre riuscite, a dir la verità) dei classici degli 883. A proposito di rock indipendente, durante l’incontro con il cantante si parla moltissimo di generi musicali e scene, e Pezzali dimostra grande competenza in materia. Cita il punk, la new wave, l’elettronica (con relativi sottogeneri), e dice la sua anche sull’ascesa dei rapper italiani, capaci da mesi di dominare le classifiche: “In passato il rap era molto più politicizzato, oggi è  diventato il nuovo pop”.

LA SCELTA DELL’EDITORE – Ci rimane un’ultima curiosità: perché  invece di pubblicare la sua prima autobiografia con una “major dell’editoria”, Pezzali ha preferito una casa editrice indipendente come Isbn? “Questo libro è nato parlandone con loro, e senza Isbn non avrebbe visto la luce. Pubblicarlo con una grande casa editrice mi avrebbe costretto ad accettare dei compromessi e ad enfatizzare certi aspetti, invece in questo modo ho potuto raccontare con la massima libertà la storia che avevo in mente, senza nascondere limiti e inconsapevoli grandezze”. Poi l’incontro finisce, a salurarlo arriva il produttore-scopritore-amico Claudio Cecchetto, e subito dopo Pezzali va a godersi l’applauso dei fan che ormai da un paio d’ore aspettavano la loro anti-popstar preferita.

Max20

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