Popostar (prossimamente) in libreria/ L’autobiografia di Max Pezzali e il diario del tour di Jovanotti

Da ben tredici settimane è ai vertici della classifica di vendita con l’album “Max20”. L’ex leader degli 883 si conferma simbolo del pop italiano. E c’è dunque attesa per l’uscita della sua prima autobiografia, in programma il 10 ottobre prossimo per Isbn edizioni. “I Cowboy non mollano mai – La mia storia” è lanciato come un “romanzo che ripercorre il viaggio dei ricordi di Pezzali e l’affresco sociale di una generazione”. Il libro sarà riccamente illustrato con scatti privati e inediti. I DETTAGLI E UN ESTRATTO IN ANTEPRIMA

E sempre Isbn edizioni il 26 settembre pubblicherà “Ti porto via con me”, il diario fotografico del tour di Jovanotti, commentato dallo stesso cantante

Certe vite sembrano fatte per essere normali. Max, per esempio, nasce a Pavia da una famiglia di piccoli commercianti, sempre impegnati a far tornare i conti nel loro negozio di fiori. Nascosto dietro spessi occhiali da vista, odia ogni tipo di sport e passa il tempo in soffitta a montare e smontare modellini di aeroplani, sognando i cowboy e immaginando invasioni di eserciti immensi. Crescendo, si tiene alla larga dalla Pavia dei circoli di canottaggio e dei golfini portati sulle spalle, frequenta un gruppo di ragazzi punk, ascolta l’heavy metal, i Sex Pistols, la new wave, Springsteen. Il suo compagno di banco si chiama Mauro, anche se tutti lo chiamano Flash. Max e Mauro hanno una cosa in comune: vogliono scappare da lì, dai pregiudizi della gente e della loro città tronfia e paninara. E così decidono di fare musica, per costruire qualcosa che li rappresenti davvero.

MazPezzaliIsbnedizioni

I cowboy non mollano mai (in libreria per Isbn edizioni dal 10 ottobre) è la storia di Max Pezzali: la famiglia, gli amici e i nemici a scuola, l’incontro con il rap. La prima comitiva, le serate al bar e quelle trascorse in cantina con Mauro, a scrivere canzoni e a sognare l’America. E poi il successo improvviso e l’epoca d’oro degli 883, l’esperienza alla Croce Rossa,- le Harley, le donne, le piccole sfide quotidiane e i grandi viaggi che ti insegnano a capire il mondo. E infine la carriera solista, le tournée nei palazzetti e i rapporti non sempre facili con la critica. E un figlio, da crescere e a cui raccontare tante storie fantastiche. Certe vite sembrano fatte per essere normali. Poi succede qualcosa di straordinario, e diventano l’eccezione che conferma la regola.

LEGGI UN ESTRATTO DAL LIBRO IN USCITA IL 10 OTTOBRE:

«Era l’anno dei Mondiali di Francia, l’anno in cui avevo comprato la moto nuova, una Buell. La piazza era piena di gente. Dalla Galleria Vittorio Emanuele II a via Torino, e giù fino a piazza Cordusio, senza soluzione di continuità. Il Duomo era coperto per i lavori. Pioveva a dirotto e c’erano centomila persone. Appena prima di uscire c’è stato un momento di panico assoluto, un istante in cui mi sono detto: Dove cazzo vado qua? Io non esco! Se avessi avuto una campanella magica, l’avrei suonata e me ne sarei andato da qualsiasi altra parte. Nella vita, si sa, c’è sempre un collegamento tra le cose: riesci a farne una solo perché ne hai fatta un’altra in passato. Con il carattere che mi ritrovo, forse non sarei mai riuscito a salire su un palco se non avessi passato un periodo della mia vita a lavorare sulle ambulanze, se non avessi dovuto imparare ad affrontare l’inaffrontabile e a risolverlo. Così, ho capito che non dovevo pensare a tutto il concerto, alle persone che avevo davanti, ma darmi un sistema, pensare per segmenti. Otto misure l’intro, poi parte la prima strofa, la seconda… Tranquillo. E quella era Milano, la grande metropoli che avevamo sempre guardato da lontano, da quei trenta chilometri che psicologicamente erano più di tremila. Ecco, quella sera, davanti a tutta quella gente venuta lì per me, ho sentito che ce l’avevo fatta, che dopo sei anni di lavoro avevo messo su quella città la mia bandierina definitiva. Milano mi aveva accettato, mi aveva accolto. E forse per la prima volta non mi sono sentito più quello che veniva da Pavia, che non sapeva mai dove parcheggiare la macchina e aveva paura di entrare nei locali perché si sentiva inadeguato. A distanza di anni ho capito che questa sensazione di inadeguatezza non è una tara psicologica, ma qualcosa che mi è utile per continuare a raccontare le storie, per conservare il mio punto di osservazione sulle cose. E mantenerla viva è l’unico modo che ho per sopravvivere.»

MaxPezzali

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