Pezzali: «La mia passione? Le barzellette di Venditti»

Nel cd anche Baglioni e Ramazzotti «Senza di loro non sarei lo stesso»

Max Pezzali parla a macchinetta. Passato, presente e futuro. Alla fine dobbiamo fermarlo altrimenti comincerebbe a parlare pure del governo Letta. L’entusiasmo gli ha fatto venir voglia di festeggiare i primi vent’anni di carriera con «Max 20»: 5 inediti e 14 duetti con i big della canzone italiana, da Ramazzotti a Jovanotti.

Max Pezzali, alla sua età è già tempo di bilanci?

Altro che. Questo disco non è una raccolta ma volevo attraversare vent’anni di musica italiana attraverso canzoni e interpreti.

Al cd hanno partecipato i grandi del pop, da Ramazzotti a Jovanotti, passando per Venditti e Baglioni. Qual è stato il criterio di scelta?

Ho coinvolto gli artisti che hanno condizionato il mio modo di fare musica. Poi ci sono quelli emersi più di recente che rappresentano il futuro.

A quale cantante si sente più legato?

A Lorenzo Jovanotti devo tutto. È stato uno degli artefici del fenomeno 883. Ha reso popolare il linguaggio del rap portando in Italia artisti come Public Enemy e Run Dmc. Ha sdoganato tanta musica quando la canzone italiana sembrava un fortino inespugnabile. Senza di lui per noi non sarebbe stato possibile emergere.

Che effetto fa ascoltare le sue canzoni cantate da altri?

Ho sempre pensato di non poter scrivere per altri ma mi sono dovuto ricredere. La cosa bella è che quando ho composto «Quello che capita» e «Come mai» pensavo proprio a Venditti e Baglioni. Quando li ho visti in azione ho pensato che quelle canzoni fossero molto più loro che mie.

Tra loro tante personalità difficili. Com’è stato duettare con Elio?

Con gli Elio e le Storie Tese c’è un rapporto di stima e amicizia che dura dagli anni ’80. Da quando nel nord Italia erano già un fenomeno di massa. Con i miei amici ci scambiavamo le musicassette e le duplicavamo. Dietro l’arte di Elio c’è un lavoro rivoluzionario nell’uso della parola. Gli sono debitore anche per il punto di vista nerd e sfigato.

Che ci racconta di Venditti e Baglioni?

Baglioni è il più timido di tutti. Ma vederlo avvicinarsi al microfono per cantare la mia canzone è stato un sogno che si avvera. Venditti è il miglior compagno di bisbocce che si possa immaginare. A cena racconta barzellette e fa le imitazioni. È un vero spasso.

Alcuni inediti contenuti nel cd sono stati composti in tandem con Mauro Repetto. Prove di reunion degli 883?

Per ora di certo c’è che con Repetto abbiamo ripreso i contatti. Ci siamo rivisti e lui è venuto anche a trovarmi a casa, a Roma. L’ispirazione è venuta quando lui stava lavorando a una sorta di «script» in cui immagina l’universo il giorno prima delle elezioni. Ma questo è un «election day» molto particolare, visto che i problemi sono talmente tanti che si è deciso di eleggere un unico governo sovranazionale. Da qui nasce «Il Presidente di tutto il mondo».

Qual è il filo conduttore delle canzoni nuove?

Parlo della società dell’immagine. Questa è l’epoca dell’apparenza a tutti i costi. Domina una superficialità devastante. Ci siamo tutti arresi alle rassicurazioni degli esperti di marketing e sono più importanti i consulenti d’immagine che la reale veridicità di quello che si dice.

Anche il mondo della musica se la passa male?

Direi di sì. Anche nella musica prevale l’aspetto quantitativo. È l’inizio della fine perché non si può crescere per sempre.

Dopo il cd cosa bolle in pentola?

L’idea è quella di portare in giro uno spettacolo dopo l’estate. Nei palazzetti.

Carlo Antini

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