Intervista con Max Pezzali per Iron Man 3 e tutto il mondo Marvel!

Il 24 aprile uscirà nei cinema Iron Man 3 per Walt Disney con protagonista sempre Robert Downey Jr. Per l’occasione abbiamo fatto una chiacchierata con Max‘Hanno ucciso l’Uomo Ragno’Pezzali che è un conoscitore ed un intenditore incredibile prima dei fumetti della Marvel e ora, anche di tutti gli adattamenti, che sono stati fatti dei vari super-eroi.

Max Pezzali ci racconta da dove deriva il suo amore per Iron Man e per il mondo Marvel in generale visto che, con gli 883, avete scritto la vostra hit di successo ‘Hanno ucciso l’Uomo Ragno’? “Io sono un grandissimo appassionato di tutto l’Universo Marvel, precisamente dal 1973. Io ricordo quello come l’anno in cui acquistai il primo ‘albo’, come si chiamavano allora dei super-eroi ed era, un giornalino, dell’Uomo Ragno. Sapevo leggere a mala pena ma da lì in poi mi sono portato sempre appresso questa passione. E, oggi, è una passione che ho anche il vantaggio di potere condividere con mio figlio che ha quattro anni e mezzo, è piccolino, ma comincia già a subire questa fascinazione per il mondo dei super-eroi. Ed è bello perché ti permette di avere un punto di contatto con una generazione molto lontana da quella a cui uno appartiene”.

Arriviamo ad Iron Man. Siamo giunti al numero 3 che, arriverà nelle sale il 24 aprile per Walt Disney, che ne pensa dei primi due e del protagonista Robert Downey Jr. che a nostro avviso è il cuore del successo di questo personaggio… “Sono d’accordissimo, Robert Downey Jr. è l’elemento chiave attorno a cui ruota tutta la trasposizione cinematografica di Iron Man. Perché l’uomo dentro Iron Man, ovvero Tony Stark, è un personaggio che già nei fumetti ha delle caratteristiche particolarmente strane ed affascinanti… E’ il classico scapolone d’oro, ricco, famoso, molto ricco direi… ereditiero delle Stark Industries che producono armi e altro per il Governo degli Stati Uniti con una altissima tecnologia, sempre circondato da belle donne, un po’ sbruffone, ma molto ironico, sarcastico e con frasi sempre ad effetto … e tutto questo è quello che ha fatto più presa, a mio avviso, sul pubblico e quindi un attore di talento, ironia e bellezza come Robert Downey Jr. si è dimostrato, semplicemente, perfetto. Poi c’è anche la componente della tecnologia, degli effetti speciali legati ad un colossal, però, sicuramente, il personaggio è lui, ed è fortissimo. Fino ad ora nei primi due Iron Man e in The Avengers dove Iron Man è presente in un ruolo molto importante, secondo me erano arrivati ad avere sviscerato abbastanza bene questi aspetti della personalità dell’Iron Man guascone … nello stesso tempo, per me, si era arrivati ad un punto finale della creazione del personaggio visto sotto questa ottica, bisognava andare oltre e lo hanno fatto… Sono stati molto bravi nel cercare di spogliare in Iron Man 3, l’uomo e il super-eroe, togliendogli la corazza non solo fisica, ma soprattutto, psicologica, dietro la quale lui si nasconde. E l’hanno messo a nudo e mettere a nudo un personaggio come lui non può che dare vita ad un momento di crisi. Non per niente lo slogan del film è: “E’ l’armatura che fa il super-eroe o il super-eroe che fa l’amatura?!”, questo ci fa capire che in questo terzo capitolo si sono fatti la domanda:

“Chi è veramente Tony Stark?”. “Sarà in grado, senza i suoi preziosissimi giocattoli, di tirare fuori delle doti umane e morali e combattive tali da potergli permettere di salvare tutte le cose che veramente contano nella sua vita?!”… e qui ci riferiamo a Pepper Potts (Gwyneth Paltrow), altro personaggio chiave della storia. L’unica donna ad avere mai domato il cuore artificiale di Tony Stark. Tutto ciò secondo me è molto divertente e sicuramente è un taglio giusto, nuovo e bello che hanno cercato di dare a questo numero 3 che, altrimenti, rischiava di essere un po’ troppo scontato. Perché se non arrivi ad un certo punto ad approfondire il personaggio, la sola ed ennesima battaglia ancora più spettacolare, non basta più al pubblico. Inoltre una delle chiavi essenziali per capire ancora meglio Stark è il cattivo davanti al quale ci troviamo questa volta ovvero Il Mandarino, interpretato dal monumentale Ben Kingsley, e quando metti un interprete di questo valore nei panni del villain vuol dire che avrà un peso notevole nella vicenda. Il Mandarino è un cattivo che utilizza anche lui la tecnologia per combattere Iron Man ma in realtà è un supercattivo con una forza ancestrale che mette il nostro eroe nella difficoltà di non potersi più affidare ai suoi preziosi giocattoli tecnologici, come dire è la forza della spiritualità contro la modernità. E sarà interessante vedere come reagisce il pubblico dato che siamo tutti un po’ Iron Man al giorno d’oggi nascosti dietro i nostri super telefonini, ai computer, all’iPad… cosa siamo senza tutta questa roba? Abbiamo anche noi la capacità di reagire davanti alle situazioni difficili senza farci aiutare dalla tecnologia? E anche questa è un’altra interessante chiave di lettura di Iron Man 3”.

Visto la sua competenza in materia. I primi due film come li ha trovati, adattati bene rispetto ai fumetti di Iron Man? “Adattati straordinariamente bene a cominciare dalla genesi di Iron Man e al fatto che abbia questo cuore artificiale, un nucleo di energia e tecnologia che lo tiene in vita, e il fatto che si sia dovuto liberare da una prigionia grazie alle sue doti tecniche per la costruzione del primo proto-costume che gli permette di uscire, volare e fare tutto quello che fa in Iron Man 1 è la stessa genesi del fumetto solo che ambientata In Iraq invece che in Vietnam. Diciamo che a parte dei cambiamenti dovuti proprio ai cambiamenti dei tempi sono stati molto fedeli. La cosa che c’è di meno nei film – e questo lo si capisce perché deve arrivare ad un pubblico vastissimo – è che l’Iron Man dei fumetti è un uomo più in crisi… per esempio cade nell’alcolismo – per un certo periodo – e questo fatto lo conduce ad una profonda depressione che lo porta a perdere tutto. Quindi nei fumetti è più evidente che Tony Stark non è l’uomo così sicuro di sé  come il suo modo di comportarsi potrebbe lasciare intuire. E’ molto più fragile, è molto più umano e mi pare di avere capito che hanno puntato, giustamente a mio avviso, molto di più su questi aspetti in questo terzo capitolo”.

Come tutti anche noi abbiamo visto solo lo splendido trailer e quello che lei dice è evidente è più riflessivo, preoccupato, serio rispetto al passato… “Anche io ho visto solo il trailer non vi è la possibilità di vedere nulla di più ma si capisce che non rischia di passare per il superficialone che poteva risultare dopo tre avventure. Inoltre credo che, visto che si stanno vivendo tempi molto difficili, sia stata una decisione molto saggia abbassare i toni, penso avrebbe stonato un uomo che si bea di tutti i suoi vantaggi, di tutte le cose che possiede, della sua ricchezza così, a vuoto, senza una storia personale che la supporti. Del resto quelli che producono questi film analizzano fino all’ultima particella ogni possibilità per trovare quella migliore anche perché come sappiamo i film con personaggi Marvel sono tutti collegati e quindi è estremamente importante soppesare ogni decisione”.

L’unico che ha fatto questo discorso in maniera approfondita è Christopher Nolan con i suoi tre film dedicati a Batman, anche se non siamo più nell’universo Marvel… “Verissimo e ha fatto tre film da paura. Andando a scandagliare in profondità le paure di un altro miliardario che sembra avere tutto nella vita e, invece è ancora più pazzo e fuori di testa, di molti di quelli che deve affrontare. Questa trovo sia una tendenza che prende sempre più piede ovvero lo smontare il super-eroe ingessato e molto perbenista da America perfetta e andare verso la decostruzione, umanizzarli e avvicinarli alla gente sempre di più… far fare anche a loro le domande che si fanno gli esseri umani normali e di solito è un esperimento divertente e che avvicina sempre di più la gente – non solo gli appassionati del personaggio o del fumetto – alla storia e quindi al film. Andare a scalfire la definizione di bene e di male, di bianco e di nero, che si mescolano sempre più senza poterne delineare più in maniera manichea, i confini, è un bell’andare oltre a dei personaggi che nascono in maniera molto più schematica”.

Personalmente sono anche gli aspetti di questi personaggi che trovo più interessanti, più degli effetti speciali… “Io la penso nello stesso modo senza una storia con dei personaggi che abbiano sentimenti, problemi, emozioni, gioie ecc… non puoi fare un’ora e cinquanta di battaglia anche con gli effetti speciali più fantastici del mondo, sarebbe un film che non si potrebbe reggere. Anche se hai una passione smodata per gli effetti speciali, il 3D, tutte le nuove tecnologie, solo con quelle non c’è il film, hai fatto solo un bellissimo showcase. Per fare un film devi trovare qualcosa di te dentro di lui, poi, ce ne sono di film, di prodotti tutti puntati sulla tecnologia ma sono anni luce lontani da film come Iron Man, Il Cavaliere Oscuro o la trilogia di Spider-Man di Sam Raimi”.

Che cosa ha pensato di The Avengers, operazione tra l’altro tutt’altro che semplice, visto che hanno dovuto mettere insieme tutti questi super-eroi con le loro personalità e originalità una molto diversa dall’altra…The Avengers è stata una fantastica operazione, sono d’accordo molto difficile, perché credo che una delle caratteristiche che stanno rendendo e renderanno la franchise dei super-eroi Marvel una macchina da soldi e da successo da botteghino straordinario sia proprio il crossover, l’interazione tra i vari film. Mettere assieme super-eroi provenienti da sapori così diversi, penso al Thor di Kenneth Branagh o al film su Hulk, inserirli dentro gli Avengers non era semplice, invece, sono stati molto bravi perché sono riusciti, grazie soprattutto ad una sceneggiatura molto ironica, a farli interagire al meglio tra di loro e in maniera molto divertente. Sono riusciti a creare una sorta di terreno comune dal quale poi adesso possono far partire, più o meno, tutto quello che vogliono. Hanno giocato bene le loro carte perché si è creata una fidelizzazione, una conoscenza reciproca dei vari personaggi che da qui in poi possono solo migliorare”.

Max, domanda da duecento milioni di dollari, Sam Raimi o Marc Webb per Spider-Man? “Per quanto mi riguarda Sam Raimi, per sempre!!! Ma lo dico perché da amante dell’Uomo Ragno la trilogia di Raimi è quella più aderente al fumetto, ha a mio avviso anche degli echi ‘timburtoniani’ che io ho amato moltissimo, meno realistico ma più vicino all’ethos generale di Spider-Man. Tobey Maguire era perfetto, tutto mi piaceva di più. L’operazione di Webb credo l’abbiano fatta più per un ragionamento demografico, riposizionare Spider-Man in una dinamica più adolescenziale. Quindi mi ricorda molto il fenomeno Twilight, e questo per me non ha niente a che fare con l’Uomo Ragno. E per gli amanti di Spider-Man, almeno per quelli della mia età, non è di sicuro la più centrata. Inoltre in un nuovo universo come quello creato dagli Avengers uno Spider-Man come quello di Marc Webb con Andrew Garfield non c’entra nulla. Perché se io mi devo immaginare un dialogo, un confronto di battute – che in realtà nei fumetti accade spesso, ricordando che entrambi sono due fini umoristi – tra Iron Man e questo Spider-Man e, bè, il primo se lo mangia! L’Uomo Ragno scompare completamente… invece, deve tornare ad essere più Uomo Ragno e meno vampiro o lupo mannaro, quelle sono altre storie”.

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