Pezzali: «Le ragazze mi hanno fatto conoscere il pop»

Al Medimex il cantante degli 883 si racconta: «Quando mi venne in mente la frase sull’uomo ragno»

L’ultima giornata del Medimex di Bari, l’unica fiera in Italia dedicata alla musica, si è aperta ieri con l’ incontro con Max Pezzali.

Il cantante degli 883, da anni sulla cresta dell’onda anche come solista, ha raccontato i suoi faticosi esordi nel mondo della musica, in cui il caso, all’inizio, ha giocato un ruolo determinate. «Da ragazzo ero il classico nerd appassionato di punk e di metal – ha sottolineato Pezzali – Non era solo una questione di gusti, ma una vera e propria scelta di vita, un modo per distinguermi ed essere fuori dal sistema. Il bisogno di conoscere ragazze mi ha fatto scoprire il mondo del pop, grazie anche alla “consulenza” di Mauro Repetto(l’altra metà degli 883)che già allora sapeva tutto di pop, di disco e di musica black». Una rivoluzione copernicana, che Max descrive con la sua proverbiale efficacia linguistica: « Mauro con il pop mi ha fatto fare un “coming out”, ho scoperto la via del riformismo: dal massimalismo ortodosso, mi sono riscoperto socialdemocratico». Come avviene spesso una svolta tecnologia, quella dei primi sintetizzatori, ha anche segnato un crocevia nel modo di comporre e di registrare la musica. «Nel 1987, con l’avvento della musica house e con il diffondersi dell’hip hop anche in Italia, è cambiato tutto. Ho pensato che, se lo fanno negli Stati Uniti, potevo farlo anch’io nella mia stanza. Presto, però, ho capito che era meglio lasciar perdere con l’inglese, così ho iniziato a scrivere canzoni in italiano». A questo punto gioca un ruolo decisivo Mauro Repetto che, con l’incoscienza tipica dei giovani, riesce ad ottenere un colloquio, e poi un contratto, con la Warner Chapell. «Avevamo un contratto che ci dava molto poco economicamente, ma che ci costringeva a scrivere dodici pezzi l’anno, pena una multa salatissima. Così la necessità e la pressione ci hanno costretto a tirare fuori una buona idea». L’ispirazione arriva una sera all’improvviso, dopo aver mangiato in un autogrill: «Tornando a casa mi è venuta in mente la frase “hanno ucciso l’uomo ragno, chi sia stato non si sa”. Era un periodo in cui il supereroe della Marvel non aveva molto fortuna in Italia, inoltre non era ricco come Batman e Ironman. Era un poveraccio, oggi lo definiremmo un precario». La canzone esce nel 1992 e diventa in poco tempo un inno generazionale. Curiosa anche la storia dell’altro grandissimo successo degli 883, la romantica «Come mai»: «L’ho tenuta nascosta per quattro anni, non mi convinceva. Odiavo i lenti d’amore a causa dei miei trascorsi da nerd. È andata benissimo, in realtà ho sempre avuto una predisposizione romantica: c’era in me un Claudio Villa che aspettava solo di uscire fuori». Gabriele Antonucci

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