Max Pezzali“La vita è come le due ruote bisogna guidare ogni curva”

davide jaccod
milano

Nella vita di Max Pezzali le moto spuntano ovunque. Dalla Harley Davidson 883 scelta per dare il nome al suo gruppo, la strada è stata lunga, e le due ruote sono una costante fatta di canzoni, incontri, aneddoti. Come quella volta, alle Hawaii, in cui fu sorpreso da un uragano in maglietta e pantaloncini mentre la botte scendeva, e si salvò per miracolo: «Fu un’epifania motociclistica”.

All’Eicma di Milano lui sarà sabato, per far parte di una giuria che lo ha convocato con un triplo ruolo: ospite d’onore, appassionato e operatore del settore. Dal 2000, Max ha aperto a Pavia una concessionaria che ha dato nuova forma alla sua passione per le Harley.

La sua adesso è una Softail Slim, quella che ha inforcato per il video di «Sempre noi» con J-Ax e che poi è entrata nel suo garage, a maggio: un modello meticcio, perché «ha lo stile è quello dei primi anni Novanta e quel look dark che va tanto adesso. Nostalgica e attuale insieme».

Per lui la moto è stata a lungo un mito, prima di diventare realtà. «Ero uno sfigato, uno di quelli cui i genitori non comperano il 125. Così sono passato dal Ciao con cui andavo a scuola direttamente alla prima Harley, che mi sono potuto comprare da solo: facevo già il cantante, dopo essere stato un sacco di volte passeggero invidioso dei miei amici».

Max non è tipo da eccessi, e ride parlando di quella «vita su una ruota sola» che non gli appartiene. Per lui la strada è possibilità, più che un confine da oltrepassare a ogni costo. «Sono prudente, quando guido. Un po’ di sana paura è la migliore alleata di chi è in sella: non significa essere terrorizzati da tutto, ma sapere che cosa si sta facendo e quali sono i limiti. Non c’è niente di peggio per un genitore che avere un figlio spericolato in moto, pensandolo in mezzo al traffico o magari su una statale affollata».

La preoccupazione è ancora poca per papà Max, visto che il piccolo Hilo (che guarda caso porta un nome hawaiano) ha quattro anni e si accontenta della moto elettrica, quella che alla due ruote ne aggiunge altrettante più piccole. Con il suo arrivo i viaggi sono diminuiti, ma il musicista continua a coltivare una fede motociclistica che si declina anche nella passione per il motomondiale, scuderia Valentino Rossi («Sono certo, tornerà a farci divertire, non accetterà di stare nelle retrovie»).

Il credo del biker, insomma, non vacilla: «Le due ruote sono una palestra di vita. Non è come guidare una un’auto, dove c’è tanta di quella tecnologia da convincere un ragazzo che la macchina vada avanti da sola, senza bisogno di concentrazione. Per questo sostengo che la moto ti educa». Insomma, assomiglia alla vita: «Ha un equilibrio instabile, ti fa fare i conti continuamente con tante variabili. Ti educa a esercitare il controllo, a guidare ogni curva, a non essere trasportato passivamente».

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