Max Pezzali parla con Four Magazine: “In 20 anni è cambiato tutto. E non è cambiato niente”.

Max Pezzali, Cantante degli 883 Si Racconta in Occasione dell’Uscita di Hanno Ucciso l’Uomo Ragno 2012.

Era il 1992 quando Radio Deejay lanciava la sua nuova creazione sotto l’egida di Claudio Cecchetto: gli 883, un gruppo pop puro come in Italia se ne sentivano pochi, che con la testa all’America dominarono le classifiche con Hanno ucciso l’uomo ragno. Per il suo leader, Max Pezzali, i 20 anni trascorsi servono a fare il punto della situazione e magari a tornare sul luogo del delitto con Hanno ucciso l’uomo ragno 2012, la versione riarrangiata e ricantata assieme alle più forti realtà rap nostrane. Per presentare l’album, Pezzali ha incontrato i giornalisti.

“Da quel disco buttato fuori di getto – dice il cantante – è cambiato tanto: raccontavo me e i miei amici in qugli anni, il luogo vuoto di provincia che sognava la Milano che era appena stata travolta da Tangentopoli e che vedevamo da lontano come il New Jersey fa con New York. Eravamo entusiasti della nostra realtà nonostante tutto, l’Europa unita come la cantava Jovanotti era una cosa che ci pareva bellissima. Oggi c’è una grande sfiducia su tutto, dalla politica alle persone”. Ma quell’allegria e quel ritmo spesso inarrestabile che venava le canzoni nascondeva la “malinconia dell’esclusione”, quel senso di non essere mai al centro del mondo – sociale, sentimentale, geografico – pur facendo di tutto per esserlo.

Il cuore “ideologico” di quel successo fu “il bisogno del gruppo, di un luogo di aggregazione come il bar per prendere forza dagli altri. La comunicazione era tutto ed era fisica, avevamo necessità di parlare con gli altri”. E allora assurge a vero simbolo la sala giochi Jolly Blu: “era il futuro che arrivava, il massimo della tecnologia possibile assieme al massimo della socialità, a differenza delle consolle e dei giochi on line. C’era un’atmosfera quasi crepuscolare, con personaggi incredibili come l’uomo del flipper o il recordman del gioco del momento”.

Ma nonostante i cambiamenti, non necessariamente in meglio, qualcosa non cambia mai: “Quel senso di esclusione continua a esserci, nonostante Internet. 20 anni fa non avevamo informazioni di prima mano, le novità arrivavano in ritardo se arrivavano e le differenze tra noi e i ragazzi di città, o comunque le persone “giuste” era più evidente. Quell’esclusione negata dall’omologazione e dalla globalizzazione delle informazioni, resta però nell’anima e nel cuore e le cose di cui si ha bisogno e che si cantano sono le stesse. Per questo il rap che accompagna Hanno ucciso l’uomo ragno 2012 ha un senso: perché come me, anche loro raccontano storie di soldi, amore, depressione e voglia di fuga”. Racconti quotidiani al limite del bozzetto che però, secondo Pezzali, hanno più forza rispetto all’impegno sociale esplicito, perché è dalle cose di tutti i giorni, dai valori personali che si possono trarre riflessioni generali.

Tornando alla musica, il 2012 pare essere l’anno di Pezzali e del ricordo degli 883: oltre al nuovo album, un paio di mesi fa il sito Rock.it ha fatto uscire una compilation dal titolo Con due deca in cui i maggiori gruppi e artisti indie cantavano le canzoni del gruppo. Indie e rap, come alfa e omega: “Non proprio: perché mentre il mainstream si fossilizza su esecuzioni, produzione, interpretazioni incredibili per sfondare ai concerti e combattere la crisi, i cambiamenti veri vengono da chi vive, da chi fa cose e ha idee da raccontare. Il rock alternativo e indipendente e il nuovo hip-hop (nel disco duettano con Pezzali J-Ax, Club Dogo, Fedez e altri), con l’uso surreale della musica o con l’esacerbazione dei testi, sono forze centrifughe attorno alle quali sta accadendo qualcosa”.

E la forza delle cose, degli imprevisti, ha fatto nascere anche Hanno ucciso l’uomo ragno 2012: “E’ stato un imprevisto: durante un concerto di Mtv mi sono ritrovato con più di un rapper che cantava le mie canzoni a memoria, perché erano cresciuti con me. E come mondi, solo apparentemente siamo distanti perché anch’io nasco artisticamente dalla folgorazione per il rap. Questo disco inoltre mi ha fatto riassaporare l’atmosfera artigianale dei miei primi dischi: credo che il mio prossimo non sarà un album canonico, ma qualcosa di più vicino a questo”.

Ci salutiamo chiedendogli di Mauro Repetto, che recentemente ha raccontato ai giornali che fine avesse fatto (buona, per inciso): “Con Mauro ci sentiamo spesso, ci siamo ritrovati dopo anni ed è stato come se ci fossimo lasciati la sera prima. Credo che qualcosa faremo insieme, non so cosa né come, ma lo faremo”.

Nel video di seguito, la versione della celebre canzone degli 883 cantata dai Numero 6 e contenuta in Con due deca.

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